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E’ PRIMAVERA ITALRUGBY

 

 

 

 

 

 

 

Sabato 12 Marzo 2011 la Nazionale italiana di rugby ha battuto al 6 Nazioni la Francia 22 -21. Ma non abbiamo ancora capito il perché e il percome.

Una cosa: a rugby non si vince mai per caso.

 

C’era un solo modo per batterli: giocare come loro. A viso aperto. Con una mischia dinamica e veloce che guadagna palloni per una linea di trequarti mai vista lavorare così con i nostri colori.

Ma io la Madonna l’ho vista proprio a Twickenham. In quei cinque minuti prima di beccarsi quella slavina di mete da una squadra di cyborg indemoniati che arriveranno ai mondiali neozelandesi con la lingua a terra se è vero che in questo sport non esiste doping.

E’ stato nel tempio del rugby che i nostri hanno deciso di giocare là dietro. Ruck fulminanti con tre uomini. Trasmissione immediata dell’ovale con due fronti d’attacco profondi. Salto dei centri. Esplorazione sul lato chiuso con varianti o sui ricicli o col grubber. Robe mai viste.

Robe complicate. Ma supportate da una manualità e un’attitudine ignote. Da una preparazione fisica perfetta e da un lavoro sugli impatti scientifico. Occhio a fare gli spiritosoni con quest’Italia o fate la fine della Francia.

Da fuori è difficile capire, Twickenham a parte, quando e come si è costruita questa nuova consapevolezza. Sicuramente è il risultato di quattro anni di lavoro da parte di tutti e da diversi fortunati imprevisti. Ma questo lunedì dopo la sbornia, li voglio scovare quei motivi che hanno fatto crack.

La Celtic e l’abitudine a vincere dei giocatori di Treviso, ok.

Masi a 15: oggi niente calcetti a vuoto, chiamate la contraerea; solo colpi di mortaio dalle retrovie,ok.

Capitan Sergio ha smesso il costume di Wanda Osiris, ok.

Il cuore e l’orgoglio, ok.

Ma.

Omar Mouneimne, tecnico specialista dei punti d’incontro proveniente da Western Province arrivato per i test match novembrini. Questo, signori miei, ci ha dato una bella mano. Analizzatevi la precisione chirugica negli impatti italiani adesso. L’immagine di Mirko che rincorre Medard e invece di buttarsi sulle gambe del fuggitivo consentendogli il riciclo del pallone, gli sferra una sciabolata sul braccio che porta il pallone facendoglielo scoppiare. Guardatevi i nostri placcatori prima che si formi la ruck come cercano di rubare la merendina prima che il placcato si distenda comodamente sotto l’ombrellone. E non dev’essere nemmeno piacevole per la linea dei trequarti avversaria vedere recapitarsi assieme alla bislunga, Scilla, Cariddi e Robocop assetati di sangue.

Fin qua l’aspetto difensivo. Che comunque viene usato come prima opportunità d’attacco sul gioco rotto ed ha i suoi pro e contro. Trovi l’intercetto e vinci la partita o se no perdi la guardia, e scopri il canale per farti infilare. In ogni caso grande coraggio ma calcolato.

Vogliamo parlare di Semenzato? Vogliamo ricordare come fino all’anno scorso si lamentava la mancanza fisiologica di mediani di mischia nell’era post-Troncon? Volete attaccarmi sto straccio di medaglietta, chè alla prima di Treviso con gli Scarlets a ottobre non mancai di sottolineare con il suo ingresso nel secondo tempo il fulminante cambio di ritmo? Questo è quello che succede quando in una squadra ci si gioca calvinisticamente il posto con altri 2/3 compagni. Prima di Semenzato, a Treviso avevano Botes, Picone e Gori (a cui è stata data una chance in Nazionale senza un minuto di Celtic nelle gambe). Ora la faccenda è cambiata parecchio. Botes rimarrà Sudafricano. Picone ha già deciso di diventare una terza linea e Gori dovrà guarire e mangiare parecchia biada prima di far cambiare idea ai suoi due coach.

Semenzato ha tutto: intelligenza, passaggio, velocità, fiato, placcaggio, carattere. Ma soprattutto margini di miglioramento ancora sconosciuti. Con il Galles aspetta sul punto l’impatto frontale del mediano avversario Phillips lanciato come un caccia che lo travolgerà in maniera umiliante. Una cosa è certa: non se lo farà più fare da nessuno. Non voglio pensare se avesse un apertura come si deve alle sue spalle.

La cosa che però risalta più di tutte è il ritmo che impone a tutto il match in corso senza il minimo accenno di incertezza. La presenza di questo ragazzo è una delle chiavi di volta del nuovo atteggiamento azzurro.

Off load. Il riciclo dell’ovale fatto fondamentale nell’emisfero sud. Ci hanno detto per anni, anche Parisse, che non è nelle nostre corde. Sabato con la Francia Duccio Fumero ne ha contati 10 ; almeno 2 o 3 nelle fenomenali 11 fasi che hanno portato alla meta di Masi.

La disciplina della mischia. Unita ad una nuova buonafede degli arbitri nei suoi confronti. In questo 6 nazioni, l’Italia vince il confronto in ogni partita tra punizioni concesse e quelle guadagnate. E non è assolutamente poco.

I giovani. Sarà poco quello che combinano le Accademie federali e le nazionali giovanili, ma sti ragazzi bisogna anche riconoscere che hanno un arma in più: la televisione e internet per studiare quello che fanno i grandi. Gli skills di gente come Benvenuti, Sgarbi, Derbyshire, Semenzato e compagnia è tanta roba esotica che non si apprende nei campetti nostrani.

 

Ripeto. Passerà del tempo prima di avere piena coscienza di quello che stiamo combinando in questo torneo. Ma stavolta la sparo grossa e ringrazio il presidente della F.I.R. Dondi. Lui solo ci ha portato fin qua. Lui solo si sbatte dalla mattina alla sera in cerca di una scorciatoia, di un rimedio, di una soluzione. Sbagliando ma inventando e prendendosi i soliti italici sberleffi da parte di un movimento, che escluso il vertice d’eccellenza, è solo capace di pontificare con la bocca unta di salsiccia e la lattina di birra in mano.

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