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Rantolare con Ottimismo

E’ andata così. Ero stufo di aspettare voialtri laggiù e mi sono dato da fare.

Una notte mi ci è voluta, ma tanto quassù è sempre notte. Io e il mio assistente; lui è un Pinguino, ma non mi ricordo come si chiama.

Insomma era il mio progetto e lui doveva solo assecondarmi.

Ho fatto allestire la mia Stazione Orbitante. Molte stanze metalliche in sequenza. Un sistema automatizzato, mi capite, no?

Tutto ‘sto sistema per progettare e realizzare protesi falliche e programmi per farle funzionare; perché è inutile dotarsi di un affare fatto così e colà se poi non si ha uno scopo preciso.

Ho seguito un metodo istintivo ma efficace. Prima di tutto, mi servivano parecchie postazioni molto piccole dove piazzare dei terminali che si sarebbero dedicati alle singole fasi del progetto; perciò a ogni aspetto progettuale erano dedicate il massimo delle risorse. Poi doveva esserci un ordine, darci un senso lineare, umano. Questo pensavo.

E così, ho cominciato a piazzare queste piccole postazioni operative una dopo l’altra. Silenziose, luminose e tremendamente efficaci. Per linee orizzontali. Da sinistra verso destra, come fossero i tasti di una vecchia macchina da scrivere.

Quando tutta questa macchina ha cominciato a marciare da sola era uno spettacolo. Entravi nel primo stanzino buio e vedevi questi tasti metallici battere il tempo come ad una parata militare facendo lavorare alla loro estremità queste Lucciole elettroniche intelligentissime. Potevi vedere i disegni, le retine e i calcoli, scolpire certi Membri alla velocità della luce, pure con gusto; certo, con stile. Mi pareva ormai di assistere al racconto di un impresa scientifica nel vero senso della parola. Entravi nello stanzino e come in una pagina seguivi l’installazione proprio come fossero lettere che venivano battute. Da sinistra a destra. A capo. E di nuovo da sinistra a destra. Quando lo stanzino era pieno, si usciva e si entrava nel successivo. E via, di nuovo da sinistra a destra. A capo. Da sinistra a destra.

Tutto filava liscio, quando entro nell’ultimo stanzino e l’incantesimo si rompe: le postazioni, qui dentro sono ammassate sul bordo sinistro, in disordine. Le file non sono finite e lo spazio libero è un delitto che mi fa incazzare di brutto. Nella penombra dell’angolo sinistro, quello dove doveva ricominciare la sequenza, vedo il mio assistente piegato come uno scolaretto sul primo terminale. Gli domando con rabbia marziale cosa sta succedendo. Perché non è stato seguito il senso che avevo ordinato. Ma questo posto è sordo. Questo Pinguino è sordo.

Devono essere passati anni, invece erano minuti e il mio assistente si accorge di me e senza alzare la testina mi borbotta di guardare bene. Guarda bene, Capo. Se leggi bene la disposizione dei tavolini dall’alto verso il basso puoi vedere quello che c’è scritto. Dall’entrata laterale, dove sono io, posso leggere piegando un po’ la testa verso la mia spalla destra…”SEI UN IDIOTA”

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