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Vivere e morire sul Web

Ovvero che fine fa tutto quel bendiddio che ci esce dalle testine e affidiamo alle memorie virtuali.

«I siti nel cyberspazio non vivono in eterno: pertanto, alla fine questo elenco diventerà – come le tracce di una città da tempo abbandonata – un reperto di archeologia digitale»2.
Grazie a Vinicio Bonometto vi racconterò un pezzetto di questa archeologia digitale e non solo.

0036 [MONDOBLOG] Un dialogo con Vinicio Bonometto: dal blog di Francesco Tentori a Wikipedia
di Salvatore D’Agostino

http://wilfingarchitettura.blogspot.com/2011/01/0036-mondoblog-un-dialogo-con-vinicio.html

“Vinicio, lei pone tre questioni rilevanti per lo storico contemporaneo:

LA VITA DI UN LINK
La vita dei contenuti di una pagina Web è incerta.
Come nel suo caso, il gestore del server dell’università di Venezia, ha pensato bene, di cancellare tutti i contenuti editi da un professore non più attivo o non più in vita.
Spesso le informazioni Web spariscono perché i server non sono più attivi o perché lo stesso autore ripulisce la sua vita Web o perché non indicizzati dai motori di ricerca.

LA MEMORIA WEB
Per capire quest’aspetto le cito un brano tratto da una conversazione di Umberto Eco con Jean-Claude Carrière:
«Jean-Claude Carrière Ma nessuno contesterà il fatto che, per poter utilizzare questi sofisticati strumenti che, come abbiamo già detto, tendono a deperire molto rapidamente, siamo tenuti a reimparare senza sosta nuovi usi e nuovi linguaggi e a memorizzarli. La nostra memoria è potentemente sollecitata. Forse più che mai.

Umberto Eco Certo. Se tu non sei capace, dopo l’arrivo dei primi computer nel 1983, di riciclare di continuo la tua memoria informatica passando da un floppy disk a un disco dal formato più piccolo, poi a un altro disco e ora a una chiavetta, hai perso i tuoi dati mille volte, parzialmente o integralmente. Comunque, beninteso, nessun computer può leggere i primi dischetti appartenenti ormai all’era preistorica dell’informatica. Ho cercato disperatamente di recuperare una prima versione del mi Pendolo di Foucault3. che devo aver salvato su dischetto nel 1984 o nel 1985, ma senza successo»

STORICO DI OGGI
• Lo scrittore John Updike prima di morire ha consegnato cinquanta floppy disk alla Houghton Library di Harvard.
• La Harry Ransom Center dell’Università del Texas, Austin, qualche mese fa, ha annunciato di aver acquistato l’archivio digitale di David Foster Wallace, suicidatosi nel 2008.
• Salman Rushdie in una recente mostra delle sue opere letterarie ha esposto i suoi quattro Mac, compreso quello distrutto da un bicchiere di Coca-cola.4
Inizia una nuova fase di decodificazione e conservazione delle fonti per gli storici, ovvero, quella dei supporti ‘evanescenti’ digitali.
Inoltre non va trascurato l’aspetto delle ‘password segrete’ dell’autore e quindi del possibile accesso all’archivio della corrispondenza e dei documenti memorizzati nel Cloud Computing.”

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